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martedì 13 gennaio 2015

Cala del 20% la spesa sanitaria delle famiglie dal 2008, indagine Unc

  • ADNKronos Salute
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Roma, 12 gen. (AdnKronos Salute) - Gli italiani tirano la cinghia. In media, una famiglia spende 1.507 euro in meno rispetto al periodo precrisi: dal 2008 al 2013 i consumi sono passati, infatti, da 29.816 a 28.309 euro, scendendo, in generale, del 5,05%. Si è costretti a risparmiare anche sulla salute, settore nel quale il calo della spesa si attesta quasi al 20%. Il dato emerge dallo studio che l'Unione nazionale consumatori ha condotto sui consumi delle famiglie dal 2008 al 2013. Durante questi anni difficili sono precipitate le spese non obbligate e sono state danneggiate maggiormente le famiglie numerose, evidenzia l'associazione.
Per le coppie con 2 figli, la classica famiglia, i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale del 7,93%, pari a 2.987,64 euro. La voce che ha subito la maggiore contrazione è quello dell''abbigliamento e calzature', con un calo del 26,49% (-719,52 euro). Segna -19,96% la spesa per 'Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa' (-389,16 euro). "Si tratta, in entrambi i casi, di acquisti di beni superflui, rinviabili a tempi migliori e che indicano, nella migliore delle ipotesi, la volontà delle famiglie di risparmiare, mentre, nella peggiore, l'impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita", commenta Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unc.

Al terzo posto la voce 'Sanità', - 19,76%, -260,64 euro. "La contrazione di quest'ultima voce è quella che dovrebbe destare maggiore preoccupazione e allarme sociale - sottolinea - dato che di tratta di spese necessarie, difficilmente comprimibili. Indica la difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese. Per alcune andare dal dentista è diventato un lusso che non si possono permettere". Le 3 voci che registrano invece un aumento sono 'Abitazione', 'Combustibili ed energia' ed 'Istruzione': "Per quanto in controtendenza, non sono indicative di una congiuntura positiva. Si tratta, infatti, di spese tipicamente obbligate, non aumentate, quindi, per scelta o per un aumento della propensione marginale al consumo", conclude Dona.