Ciak! Medicina

martedì 6 maggio 2014

Steatosi epatica non alcolica: dal danno d’organo
al rischio cardiovascolare

Gianluca Svegliati Baroni
Professore Associato in Gastroenterologia
Clinica di Gastroenterologia
Università Politecnica delle Marche

La steatosi epatica rappresenta a tutt’oggi la principale causa di danno epatico cronico. Si calcola che il 50% della popolazione generale presenti questa condizione, definita come accumulo di grasso sotto forma di trigliceridi in più del 5% degli epatociti. La steatosi epatica trova due agenti eziologici principali: eccessivo consumo di alcol (AFLD) e sindrome metabolica. In questo secondo caso si configura la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Mentre è da sempre nota l’associazione tra eccessivo consumo di alcol (>3 drink al giorno per i maschi sani, la metà per le donne) e danno epatico, solo negli ultimi si è realizzata l’associazione tra steatosi epatica non alcolica e danno d’organo. La NAFLD rappresenta la manifestazione epatica della sindrome metabolica definita dalla presenza di obesità viscerale associata ad almeno due condizioni tra iperglicemia, bassi livelli di C-HDL, ipertrigliceridemia, ipertensione arteriosa. Questa associazione con i fattori di rischio cardiovascolare ha determinato l’immediata valutazione della NAFLD nel campo delle malattie cardiovascolari.