Ciak! Medicina

martedì 20 maggio 2014

Indagine Camera,

 inaccettabili differenze su erogazione Lea


Roma, 19 mag. (Adnkronos Salute) - In alcune Regioni, soprattutto quelle sottoposte ai piani di rientro, si registrano "inaccettabili differenze nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza, che mettono a rischio l'universalità del sistema". E' quanto si legge nelle conclusioni della bozza del documento finale dell'indagine conoscitiva sul Ssn, condotta in questi mesi dalle Commissione riunite Bilancio e Affari Sociali della Camera. Obiettivo dell'indagine: scattare una fotografia aggiornata dello stato di salute del nostro sistema sanitario nazionale, al fine di valutare la sua adeguatezza a fornire prestazioni di qualità, informate ai principi di equità e universalità.
"Nel corso dell'indagine - si legge nel documento che, a quanto apprende l'Adnkronos Salute, prima di essere condiviso potrà subire delle modifiche per poi diventare una risoluzione, una mozione o perfino un ddl - è emerso un quadro del sistema sanitario italiano caratterizzato da luci e ombre". Tra gli aspetti negativi, "la preoccupazione che il protrarsi della crisi finanziaria e la conseguente sensibile riduzione dei finanziamenti destinati al Ssn riducano la qualità dei servizi e la loro capacità di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione".

Sul tema del taglio dei costi, le conclusioni a cui sono giunte le due Commissioni riunite non lasciano spazio a fraintendimenti: "Il tema del contenimento della spesa" non può "essere risolto con tagli di spesa, che determinano una riduzione del livello e del volume dei servizi, ma utilizzando al meglio i fattori produttivi disponibili". Sempre sul fronte della razionalizzazione della spesa, va considerato il ruolo strategico dell'innovazione: "Non appare più rinviabile - si legge - il tema del finanziamento degli investimenti per l'ammodernamento strutturale e tecnologico attraverso risorse certe, con particolare attenzione alla messa in sicurezza degli immobili".
Per quanto riguarda il riparto delle competenze tra lo Stato e le Regioni, "appare necessaria un'azione di coordinamento a livello centrale più forte e mirata di quella prevista e attuata con la riforma del Titolo V, idonea a garantire un'erogazione dei Lea omogenea su tutto il territorio nazionale, in modo da eliminare le differenze regionali attualmente esistenti". Le Regioni "dovrebbero assumere il ruolo di enti erogatori, con un minore grado di responsabilità decisionale rispetto a quello attuale, mentre a livello centrale dovrebbe essere effettuata la valutazione dell'efficace erogazione dei Lea che dovrebbe pesare quanto quella relativa alla correttezza dei bilanci economici".
In tema di Piani di rientro, le conclusioni a cui sono giunte le due Commissioni è che questi "sono finora risultati indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di spesa, poiché inducono le regioni meno virtuose al rispetto degli equilibri di bilancio". Però questi risultati "dovrebbero essere considerati rispetto all'effettività della garanzia dei livelli di assistenza, legando le procedure di verifica degli obiettivi delle regioni in piano di rientro al miglioramento complessivo dell'attività assistenziale".
Dal documento emerge chiaro un concetto: "L'assistenza di domani non può essere più progettata per una popolazione di pazienti acuti, ma sempre più dovrà prestare attenzione all'attività di presa in carico nel territorio del paziente cronico". Ne deriva "l'urgenza del superamento delle logiche ospedalo-centriche a favore della domiciliarizzazione di strutture intermedie, vale a dire luoghi socio-sanitari di prossimità dotate di una piccola equipe multiprofessionale". Ultima questione riguarda la spesa per il personale, che si è ridotta negli ultimi anni "non solo per effetto di misure straordinarie ma anche di interventi strutturali quali il blocco del turnover, attuato e monitorato in particolare nelle Regioni sottoposte ai Piani di rientro". E' stato evidenziato però che le politiche adottate "hanno via via ridotto le capacità di risposta del sistema e costretto il personale del Ssn a turni straordinari di lavoro che possono mettere a rischio la qualità dell'assistenza".