Ciak! Medicina

giovedì 29 luglio 2010

Editoriali in Cardiology a cura di Cesare Albanese - Cardiologo, Casa di Cura Nostra Signora del Sacro Cuore, Roma




Attività fisica e riduzione del rischio cardiovascolare

L’attività fisica regolare e costante è in grado di ridurre il rischio cardiovascolare. Questo è stato confermato da ampi studi epidemiologici che hanno dimostrato una significativa riduzione sia della mortalità cardiovascolare, sia di quella totale, in soggetti che praticano regolarmente attività fisica (1,2). La sedentarietà, in aumento, sta divenendo uno dei fattori principali di rischio di mortalità globale e cardiovascolare (3); è stato stimato che eliminando questo indicatore di rischio si ottiene una riduzione delle malattie cardiovascolari del 15-39%, di ictus del 33%, di cancro del colon del 22-33%, di fratture ossee secondarie ad osteoporosi del 18% (4). Si è sempre ritenuto che il meccanismo con cui l’attività fisica è in grado di modificare favorevolmente il profilo di rischio cardiovascolare della popolazione è legato ad una sensibile riduzione degli effetti legati ad altri principali fattori di rischio noti come il fumo, l’eccedenza ponderale, il quadro metabolico sia glucidico che lipidico, l’ipertensione arteriosa.



Circulation ha pubblicato i risultati di un'ampia ricerca epidemiologica (27.055 donne apparentemente sane seguite per un periodo medio di 10,9 anni), che ha voluto valutare se questo fosse il solo meccanismo di riduzione del rischio cardiovascolare correlato all’attività fisica e l’entità relativa corrispondente alla variazione di ciascuno degli elementi di rischio modificabili.



Il dato fondamentale e nuovo che sembra emergere dall’indagine è il peso rilevante (32,6% del totale) dell’influenza dell’esercizio fisico ha nel modificare fattori infiammatori e di emostasi, di importanza rilevante nel determinare il danno cardiovascolare.



È stata infatti riscontrata una differenza significativa nella misurazione di alcuni importanti biomarker sierici di infiammazione ed emostasi nei soggetti fisicamente più attivi rispetto ai sedentari, come, ad esempio, proteina C reattiva, fibrinogeno e molecole solubili di adesione. Come era prevedibile, una considerevole percentuale della riduzione del rischio sembra restare legata alla differenza rispetto ai principali fattori di rischio conosciuti tra sedentari e fisicamente attivi, calcolata in circa 59% del totale; sebbene i singoli fattori presi in considerazione separatamente non superino quelli relativi al quadro di infiammazione ed emostasi già considerato. La riduzione dei valori di pressione arteriosa è risultata responsabile del 27,1% della diminuzione del rischio, quella dei nuovi parametri di assetto lipidico (lipoproteina a, apolipoproteina A1, e B 100) del 15,5%, di entità inferiore rispetto a quella relativa ai lipidi tradizionali (colesterolo totale, HDL, LDL; 19,1%). La riduzione del peso corporeo è risultata avere un'incidenza relativa pari al 10,1% del totale di riduzione del rischio ed il miglioramento dello stato di diabete o emoglobina glicosilata del 8,9%. Un effetto trascurabile è quello relativo ad altri indicatori di rischio (<1%), meno potenti, come omocisteina e creatininemia.



Infine, ancora una conferma di una riduzione del rischio cardiovascolare con un incremento lineare in rapporto all’entità ed intensità dell’attività fisica. Misurando l’intensità di questa è stata infatti registrata una riduzione del rischio cardiovascolare rispettivamente di 27%, 32% e 41% per livelli di attività fisica crescenti di 200-599 Kcal/settimana, 600-1499 Kcal/sett. e >1500 Kcal/sett.



Fonte



Mora S, Cook N,Buring JE, Ridker PM, Lee I-M. Physical Activity and Reduced Risk of Cardiovascular Events. Potential Mediating Mechanisms. Circulation 2007; 116: 2110-2118



Bibliografia



1.Blair SN, Kohl HW, Barlow CE, Paffenberger RS, Gibbons LW, Macera CA. Changes in physical fitness and all cause mortality A prospective study of healthy and unhealthy men. JAMA 1995; 273: 1093-1098

2.Erikssen G, Liestol K, Bjornholt J, Thaulow E, SandviK L, Erikssen J. Changes in physical fitness and changes in mortality. Lancet 1998; 352: 759-762

3.Booth FW, Gordon SE, Carlson CJ, Hamilton MT. Waging war on modern chronic diseases: primary prevention through exercise biology. J Appl Physiol 2000; 88: 774-787

4.Giada F, Biffi A per Task Force Multisocietaria (FMSI, SIC Sport, ANCE, ANMCO, GICR, SIC). La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico. G Ital Cardiol 2007; 8 (11) 681-731