Ciak! Medicina

sabato 31 luglio 2010

Chirurgo plastico, futuro è ricostruzione seno con grasso addome


Roma,  (Adnkronos Salute) - Addio protesi per il seno dopo aver affrontato e vinto un tumore. Il futuro è la "ricostruzione con addominoplastica, grazie alla quale è possibile prelevare il grasso dall'addome e impiantarlo nel seno della paziente, con un risultato molto più naturale e 'morbido' e soprattutto privo di qualsiasi rischio di complicanza o di rigetto", spiega all'Adnkronos Salute Fabio Santanelli, titolare della Cattedra di Chirurgia plastica della II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università di Roma 'La Sapienza', direttore della scuola di specializzazione in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e responsabile dell'Uod di Chirurgia plastica al Sant'Andrea. In Italia sono pochissimi centri a effettuare questo che è un "vero e proprio intervento di trapianto", al massimo due o tre.

venerdì 30 luglio 2010

Addio protesi, articolazioni nuove con cellule 'bambine'


Roma, 29 lug. (Adnkronos Salute) - Addio protesi. Una ricerca statunitense pubblicata su 'Lancet' apre una nuova frontiera per riparare articolazioni rotte o fuori uso. In conigli a cui era stato tolto l'osso delle zampe anteriori, infatti, i ricercatori capitanati da Jeremy Mao, del Columbia University Medical Center di New York (Usa), hanno applicato uno scheletro artificiale ricoperto di sostanze chimiche che attraggono le cellule staminali delle ossa e della cartilagine. E il sistema ha mostrato di funzionare, per lo meno negli animali. Dopo quattro settimane, infatti, non solo a tutti e 10 i conigli si era ricomposta l'articolazione, ma gli animali avevano anche ripreso la piena funzionalità dell'arto. Il che, ipotizzano i ricercatori, lascerebbe supporre che un giorno potremmo arrivare a rigenerare, attraverso cellule staminali dello stesso organismo, anche, spalle e ginocchia. "E' la prima volta che viene ricostruita un'intera superficie che recupera tutte le sue funzioni", sottolinea Mao.

giovedì 29 luglio 2010

Editoriali in Cardiology a cura di Cesare Albanese - Cardiologo, Casa di Cura Nostra Signora del Sacro Cuore, Roma




Attività fisica e riduzione del rischio cardiovascolare

L’attività fisica regolare e costante è in grado di ridurre il rischio cardiovascolare. Questo è stato confermato da ampi studi epidemiologici che hanno dimostrato una significativa riduzione sia della mortalità cardiovascolare, sia di quella totale, in soggetti che praticano regolarmente attività fisica (1,2). La sedentarietà, in aumento, sta divenendo uno dei fattori principali di rischio di mortalità globale e cardiovascolare (3); è stato stimato che eliminando questo indicatore di rischio si ottiene una riduzione delle malattie cardiovascolari del 15-39%, di ictus del 33%, di cancro del colon del 22-33%, di fratture ossee secondarie ad osteoporosi del 18% (4). Si è sempre ritenuto che il meccanismo con cui l’attività fisica è in grado di modificare favorevolmente il profilo di rischio cardiovascolare della popolazione è legato ad una sensibile riduzione degli effetti legati ad altri principali fattori di rischio noti come il fumo, l’eccedenza ponderale, il quadro metabolico sia glucidico che lipidico, l’ipertensione arteriosa.



Circulation ha pubblicato i risultati di un'ampia ricerca epidemiologica (27.055 donne apparentemente sane seguite per un periodo medio di 10,9 anni), che ha voluto valutare se questo fosse il solo meccanismo di riduzione del rischio cardiovascolare correlato all’attività fisica e l’entità relativa corrispondente alla variazione di ciascuno degli elementi di rischio modificabili.



Il dato fondamentale e nuovo che sembra emergere dall’indagine è il peso rilevante (32,6% del totale) dell’influenza dell’esercizio fisico ha nel modificare fattori infiammatori e di emostasi, di importanza rilevante nel determinare il danno cardiovascolare.



È stata infatti riscontrata una differenza significativa nella misurazione di alcuni importanti biomarker sierici di infiammazione ed emostasi nei soggetti fisicamente più attivi rispetto ai sedentari, come, ad esempio, proteina C reattiva, fibrinogeno e molecole solubili di adesione. Come era prevedibile, una considerevole percentuale della riduzione del rischio sembra restare legata alla differenza rispetto ai principali fattori di rischio conosciuti tra sedentari e fisicamente attivi, calcolata in circa 59% del totale; sebbene i singoli fattori presi in considerazione separatamente non superino quelli relativi al quadro di infiammazione ed emostasi già considerato. La riduzione dei valori di pressione arteriosa è risultata responsabile del 27,1% della diminuzione del rischio, quella dei nuovi parametri di assetto lipidico (lipoproteina a, apolipoproteina A1, e B 100) del 15,5%, di entità inferiore rispetto a quella relativa ai lipidi tradizionali (colesterolo totale, HDL, LDL; 19,1%). La riduzione del peso corporeo è risultata avere un'incidenza relativa pari al 10,1% del totale di riduzione del rischio ed il miglioramento dello stato di diabete o emoglobina glicosilata del 8,9%. Un effetto trascurabile è quello relativo ad altri indicatori di rischio (<1%), meno potenti, come omocisteina e creatininemia.



Infine, ancora una conferma di una riduzione del rischio cardiovascolare con un incremento lineare in rapporto all’entità ed intensità dell’attività fisica. Misurando l’intensità di questa è stata infatti registrata una riduzione del rischio cardiovascolare rispettivamente di 27%, 32% e 41% per livelli di attività fisica crescenti di 200-599 Kcal/settimana, 600-1499 Kcal/sett. e >1500 Kcal/sett.



Fonte



Mora S, Cook N,Buring JE, Ridker PM, Lee I-M. Physical Activity and Reduced Risk of Cardiovascular Events. Potential Mediating Mechanisms. Circulation 2007; 116: 2110-2118



Bibliografia



1.Blair SN, Kohl HW, Barlow CE, Paffenberger RS, Gibbons LW, Macera CA. Changes in physical fitness and all cause mortality A prospective study of healthy and unhealthy men. JAMA 1995; 273: 1093-1098

2.Erikssen G, Liestol K, Bjornholt J, Thaulow E, SandviK L, Erikssen J. Changes in physical fitness and changes in mortality. Lancet 1998; 352: 759-762

3.Booth FW, Gordon SE, Carlson CJ, Hamilton MT. Waging war on modern chronic diseases: primary prevention through exercise biology. J Appl Physiol 2000; 88: 774-787

4.Giada F, Biffi A per Task Force Multisocietaria (FMSI, SIC Sport, ANCE, ANMCO, GICR, SIC). La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico. G Ital Cardiol 2007; 8 (11) 681-731

martedì 27 luglio 2010

giovedì 22 luglio 2010

Novita a cura di Paolo Spriano - MMG




Ormonoterapia sostitutiva in menopausa: elementi di attenzione nella pratica clinica

Key words: Menopausa, Terapia Ormonale Sostitutiva, HRT

Per decenni, la terapia ormonale sostitutiva (HRT), più recentemente conosciuta come terapia ormonale in menopausa (MHT), è stata il trattamento principale utilizzato dalla medicina convenzionale per curare i sintomi indotti dalla menopausa. Nel 2002, i risultati di un trial randomizzato in doppio cieco di grandi dimensioni denominato Women's Health Initiative (WHI)1 hanno sollevato una serie preoccupazioni circa la sicurezza a lungo termine della MHT, in particolare relativamente al riscontro di un aumentato rischio per tumore della mammella nelle donne in terapia. Questi risultati hanno progressivamente modificato l’atteggiamento dei medici verso l’utilizzo della MHT riservando particolare attenzione alla selezione e al monitoraggio delle donne eleggibili alla terapia.

lunedì 19 luglio 2010

7 Segreti per Accelerare il Metabolismo






«Con il metabolismo che mi ritrovo, dimagrire è un’impresa impossibile». Chi non ha mai pronunciato questa frase?

La convinzione che il cosiddetto metabolismo lento sia una condanna infrangibile solo con enormi sofferenze è molto diffusa, ma si tratta di un “falso storico”.



In realtà, per accelerare il metabolismo e trasformare l’organismo in una perfetta macchina bruciagrassi bastano pochi, piccoli cambiamenti.

Il segreto sta nell’incorporarli nella vita quotidiana trasformandoli in abitudini da non abbandonare.



Non è solo una questione di calorie. Spesso, al contrario, le riduzioni troppo drastiche e improvvise non fanno altro che mettere il metabolismo in modalità stand by, spingendolo a non utilizzare le riserve di energia introdotta che inevitabilmente si trasformano in grasso.



Oltre che il conteggio delle calorie, quindi, l’importante è spingere l’organismo ad utilizzarle in modo efficiente. È questo il compito principale del metabolismo: fare in modo che l’organismo utilizzi le calorie ingerite con il cibo trasformandole in energia utile per vivere ed evitando l’accumulo di peso non necessario. Il tasso metabolico è il valore che indica la velocità con cui il metabolismo compie questa trasformazione: quando raggiunge il massimo, cioè il picco metabolico, tutte le calorie ingerite vengono bruciate, cioè utilizzate per creare energia.



Il segreto per dimagrire, quindi, è riuscire a mantenere il picco metabolico il più a lungo possibile. Come?



Seguendo questi 7 trucchi per accelerare il metabolismo.

domenica 18 luglio 2010

martedì 6 luglio 2010

chirurgia bariatrica

decalogo anti afa

Roma, 1 lug. (Adnkronos Salute) - Mangiare molta frutta, bere molta acqua ed evitare gli alcolici. E ancora, vestirsi leggeri e usare il condizionatore con moderazione. Sono alcuni dei consigli raccolti in un decalogo 'anti-caldo' messo a punto dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Veneto e diffuso oggi. "Per combattere il caldo - spiega il segretario generale Fimmg Veneto, Lorenzo Adami - è bene puntare su rimedi naturali e non insistere troppo su quelli artificiali. Ad esempio, non esagerare con l'aria condizionata ma alimentarsi e dissetarsi in maniera corretta". Ecco di seguito il decalogo anti-caldo:1) Evitare di uscire in orari di punta (dalle 11 alle 16); 2) Mangiare molta frutta e verdura; 3) Bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno. E ancora: 4) Moderare il consumo di carne e grassi; 5) Evitare assolutamente gli alcolici; 6) Usare il condizionatore con moderazione utilizzando soprattutto il deumidificatore;7) Vestirsi con indumenti larghi e di cotone, evitare prodotti sintetici; 8) Non fare attività sportive intense ;9) Ventilare i locali abitativi;10) Evitare l'esposizione diretta al sole.

giovedì 1 luglio 2010

Tumore al seno

La rucola è l’afrodisiaco dell’estate



Non ce la fate proprio a far mangiare le verdure ai vostri cari? Provate con gusti alternativi, come con questa preparazione, e vedrete che vi chiederanno il bis di questi POMODORINI RIPIENI CON CAPRINO E RUCOLA…

La composizione chimica del latte di capra è la più simile, dopo il latte di asina, a quella del latte umano. E’ ricco di vitamine del gruppo B, soprattutto la B3; ed una caratteristica importante riguarda i grassi. Tutti saturi, e di conseguenza i formaggi che si producono hanno, oltre ad un apporto di colesterolo positivo, una diversa digeribilità rispetto ai formaggi vaccini: i legami fra le particelle di grasso sono più labili e ciò fa si che il latte sia più digeribile, indicatissimo per consumatori anziani o giovanissimi.



Come il formaggio caprino, anche la rucola compare sulle nostre tavole da millenni. I Romani le attribuivano valenze afrodisìache, e la usavano anche nei filtri d’amore: ci credevano così fermamente che la coltivavano anche nei terreni che ospitavano le statue falliche di Priapo, il dio della virilità. E fino a tutto il Rinascimento fu considerata la “mezzana” per eccellenza, l’erba “risvegliamariti” : tanto che era vietato coltivarla negli orti dei monasteri (maschili) nel timore che, consumandone un po’ troppa, si venisse meno al voto di castità… Eccovi la ricetta.