Ciak! Medicina

sabato 26 giugno 2010

venerdì 25 giugno 2010

'Spia' cancro seno scova malattia prima di sviluppo, studio italiano



C'è una 'spia' biologica in grado di segnalare precocemente la comparsa di un cancro al seno, prima che la malattia si sviluppi. A scoprirla ricercatori dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma, in collaborazione con i colleghi del Weizmann Institute of Science di Rehovot in Israele e dell'università di Oslo, Montebello, in uno studio pubblicato su 'Scienze Signaling'. Gli scienziati, in pratica, hanno individuato, grazie all'analisi molecolare, un precoce meccanismo di alterazione cellulare: sono stati individuati marcatori molecolari del tessuto tumorale mammario che compaiono in una fase estremamente precoce della trasformazione del tessuto. Si tratta di alcuni MicroRNAs (miRNA) individuati come attenuatori dei processi di oncogenesi.

giovedì 24 giugno 2010

 Novita a cura di Paolo Spriano - MMG




Ormonoterapia sostitutiva in menopausa: elementi di attenzione nella pratica clinica

Key words: Menopausa, Terapia Ormonale Sostitutiva, HRT



Per decenni, la terapia ormonale sostitutiva (HRT), più recentemente conosciuta come terapia ormonale in menopausa (MHT), è stata il trattamento principale utilizzato dalla medicina convenzionale per curare i sintomi indotti dalla menopausa. Nel 2002, i risultati di un trial randomizzato in doppio cieco di grandi dimensioni denominato Women's Health Initiative (WHI)1 hanno sollevato una serie preoccupazioni circa la sicurezza a lungo termine della MHT, in particolare relativamente al riscontro di un aumentato rischio per tumore della mammella nelle donne in terapia. Questi risultati hanno progressivamente modificato l’atteggiamento dei medici verso l’utilizzo della MHT riservando particolare attenzione alla selezione e al monitoraggio delle donne eleggibili alla terapia.

giovedì 17 giugno 2010

Novita in Cardiology a cura di Danilo Cadamosti - Medico di Medicina Generale - Milano




Misurazione della Pressione Arteriosa a Domicilio: vantaggi e utilità

Nella pratica clinica il metodo standard per la misurazione della pressione arteriosa (PA) è basato sulla rilevazione con tecnica auscultatoria da parte del medico o dell'infermiere in ospedale e in ambulatorio. II monitoraggio domiciliare della pressione arteriosa (HBPM) da parte del paziente rappresenta, per facilità di esecuzione e per costo, una buona alternativa alla tradizionale misurazione nell'ambulatorio del medico. Gli strumenti a tecnologia oscillometrica attualmente disponibili sul mercato sono accurati, affidabili, facili da usare e a costo contenuto. A casa un numero crescente di pazienti li utilizza regolarmente per controllare la Pressione Arteriosa (PA), ma nonostante questo le linee guida nazionali e internazionali non forniscono dettagliate raccomandazioni sulle loro modalità d'impiego. La rapida crescita di letteratura sul HBPM ha permesso il riscontro di valori più bassi rispetto alle misurazioni eseguite in studio, documentando una stretta correlazione con i valori medi ottenuti mediante monitoraggio continuo nelle 24 ore della PA. Questi risultati confermerebbero che la HBPM ha un buon valore predittivo di rischio cardiovascolare.

La possibilità di effettuare un numero molto elevato di misurazioni e l'eliminazione dell'effetto camice-bianco (elevazione della PA durante la visita ambulatoriale) rende la HBPM maggiormente riproducibile della misurazione in ambulatorio e con una correlazione maggiore al danno degli organi bersaglio.

mercoledì 16 giugno 2010

L’attività fisica associata alla dieta mediterranea riduce il rischio di malattia di Alzheimer




Una più alta aderenza alla dieta mediterranea e una maggiore attività fisica sono risultate indipendentemente associate a un più basso rischio di malattia di Alzheimer, ma la loro associazione combinata non è stata studiata.

Ricercatori della Columbia UNiversity a New York negli Stati Uniti, hanno studiato l’associazione combinata di dieta e attività fisica con il rischio di malattia di Alzheimer in uno studio prospettico su 2 coorti composte da 1.880 anziani con demenza.
Valutazioni neurologiche e neuropsicologiche standardizzate sono state effettuate ogni 1.5 anni dal 1992 al 2006.

martedì 15 giugno 2010

Novita a cura Dott.ssa Cristina Gatti - Specialista in Endocrinologia/Diabetologia - Unità di Diabetologia, Ospedale di Fabriano ASUR Marche




Il diabete nell'anziano

Epidemiologia

L'aumento dell'attesa di vita e dell'età media della popolazione, è uno dei fattori più importanti della prevalenza crescente del diabete nel mondo. Il diabete mellito e la diminuita tolleranza al glucosio (IGT) aumentano progressivamente con l'età. Il diabete è infatti presente nel 7-10% della popolazione anziana, il 10% di anziani è affetto da diabete non diagnosticato ed un ulteriore 10% presenta intolleranza al glucosio. Quindi il 20% degli anziani ha un diabete diagnosticato e se si includono i pazienti con IGT, almeno il 30% delle persone con più di 65 anni presenta un' alterazione del metabolismo degli zuccheri.
Novita a cura di Paolo Spriano - Medico di Medicina Generale - Milano



Fumo: utilità degli interventi per smettere di fumare

L'abitudine al fumo di sigaretta rappresenta una delle cause di morte prevenibili più importanti al mondo. Le morti a causa del tabacco sono, nei soli Stati Uniti, più di 400.000/anno sommando tra loro patologie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie. Il fumo durante la gravidanza determina nei neonati circa 1000 decessi/anno ed è associato a parto prematuro e a ritardo di crescita intrauterina del feto. Smettere di fumare è difficile. Per questo un'importante attività del medico dovrebbe essere quella di aiutare i propri assistiti fumatori a smettere. Evidenze convincenti sostengono che questo intervento, effettuato nel setting delle cure primarie, sia in grado di aumentare la percentuale di fumatori che smettono con successo.

giovedì 10 giugno 2010

Cinque milioni di italiani con osteoporosi, 25% pazienti non segue terapie


Roma, 8 giu. (Adnkronos Salute) - Quattro milioni di donne e 800 mila uomini: è composto da quasi 5 milioni di persone 'l'esercito' degli italiani affetti da osteoporosi, malattia cronica debilitante che rende le ossa porose e fragili fino alla frattura spontanea. Il tutto per un costo totale a carico del Sistema sanitario nazionale (Ssn), solo per le fratture femorali, pari a circa un miliardo di euro l'anno, di cui fanno parte i costi indiretti per pensioni di invalidità e quelli dei farmaci. "Farmaci che però, nel 25% dei casi, non vengono assunti con regolarità e per il giusto periodo dai malati, con uno spreco di risorse pubbliche stimabile in 60 milioni di euro annui". A fare il punto della situazione è stata Maria Luisa Brandi, ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo all'università di Firenze, oggi a Roma.La Brandi ha preso parte all'incontro 'Osteoporosi: nuove prospettive per il futuro dalla prevenzione predittiva ai farmaci innovativi', organizzato dall'Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. "Ogni anno - ha aggiunto Brandi - in Italia si spendono 250 milioni di euro per farmaci anti-osteoporosi rimborsati dal Ssn. Una cifra non altissima, considerando che per un solo medicinale antiulcera si spendono 215 milioni l'anno. Ma i dati relativi all'aderenza alle cure ci dicono che un quarto dei pazienti non segue le terapie prescritte, probabilmente perché non avverte sintomi e non sente la necessità di assumere il medicinale. A risolvere questo problema potrebbero essere i medici di famiglia, che dovrebbero informare adeguatamente i loro assistiti sulla necessità di continuare il trattamento almeno per sei mesi, senza mai interromperlo prima". L'informazione "è il problema principale: questa malattia non viene ancora riconosciuta come problema di massa, le istituzioni non se ne occupano. Sono le aziende farmaceutiche - dice - che organizzano momenti di confronto e di sensibilizzazione, ma perché hanno i loro medicinali da proporre. E questo non va bene: dovrebbero esserci campagne informative istituzionali". Per quanto riguarda il futuro l'esperta ha parlato di "nuovi medicinali che renderanno la somministrazione più facile, ad esempio con due sole applicazioni all'anno, cosa che potrà facilitare l'aderenza alla cura da parte dei pazienti".
Chi mangia in piatti piccoli… dimagrisce!




Sono numerosi gli studiosi che in questi ultimi anni hanno studiato la relazione tra l’ambiente in cui si mangia e il sovrappeso. In particolare, lo scienziato statunitense Brian Wansink nelle sue due ultime ricerche presentate al congresso Experimental Biology 2010 di Anaheim, in California, ha analizzato un concetto semplice e logico: lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco. In altre parole, se davvero si vuole che una dieta abbia buone probabilità di riuscita, bisogna ricorrere a piccoli stratagemmi “ambientali”, modificando un po’ la cucina in modo da ridurre la probabilità di mangiare cibi poco salutari o porzioni troppo abbondanti. Seguici e impara con noi i “trucchi” più efficaci. Scegline tre e decidi di metterli in pratica ogni giorno per 30 giorni: al termine potrai perdere fino a tre chili!

giovedì 3 giugno 2010

FRATTURE DEL COLLO DEL FEMORE


Il femore, l’osso più voluminoso dello scheletro, si collega al bacino attraverso la sua parte superiore, costituita dal collo e dalla testa.


CAUSE

La regione collo del femore è la più esposta alle fratture, a causa della sua conformazione e del carico del peso corporeo a cui è sottoposta.


Durante l’età giovanile e adulta queste condizioni avverse sono compensate dal buon grado di calcificazione delle ossa. Al contrario, nell’età avanzata, a causa della graduale diminuzione della quantità del tessuto osseo (osteoporosi senile) e dei cambiamenti della sua composizione minerale, particolarmente per quanto riguarda il calcio (osteomalacia), la regione del collo femorale risulta considerevolmente indebolita.


Le fratture del collo del femore sono infatti, le fratture più frequenti nell’uomo e nella donna dopo i settanta anni e, per questo motivo, costituiscono un gravissimo problema sociale e assistenziale; il progressivo allungamento della vita ha infatti determinato un notevole aumento di questo tipo di problema e il Servizio Sanitario Nazionale ha speso pressappoco 4000 miliardi, in quest’ultimo anno, per la cura delle fratture del femore negli anziani.

Questo tipo di frattura si verifica spesso a causa di traumi di modestissima entità: la situazione più frequente consiste, infatti, nella caduta fortuita di un individuo anziano, spesso favorita da calzature non adatte, da irregolarità del terreno o ancora da disturbi apparsi improvvisamente, quali un capogiro, un disturbo del ritmo cardiaco, un’alterazione transitoria della circolazione cerebrale o della pressione sanguigna.


SINTOMI


Il paziente caduto a terra non riesce a rialzarsi e accusa un forte dolore all’inguine, diffuso verso il ginocchio e lungo la parte anteriore della coscia. In molti casi è possibile supporre la presenza della frattura semplicemente osservando la posizione della gamba colpita: essa si presenta girata verso l’esterno, in modo che il piede tende a toccare il terreno con il suo margine esterno. La gamba inoltre, appare spesso leggermente più corta di quella sana. In questa situazione è opportuno evitare di muovere il paziente prima dell’arrivo degli addetti al soccorso.

DIAGNOSI

La diagnosi della frattura è affidata all’esame radiografico, che permette di individuare l’esatta sede della frattura.

CURA

La cura di queste fratture consiste, nella maggior parte dei casi in un intervento chirurgico. Nonostante l’elevato rischio dovuto all’età spesso avanzata e alle condizioni generali del paziente, l’intervento chirurgico permette di ridurre al minimo il tempo di immobilizzazione a letto, impedendo così la comparsa di complicazioni come piaghe da decubito, disturbi respiratori e circolatori, alterazioni psichiche o infezioni urinarie, che compaiono con grande frequenza nell’anziano costretto a letto e che ne mettono in pericolo la vita stessa. Infatti, quando queste fratture non venivano trattate chirurgicamente, era molto alta la percentuale di mortalità.

L’intervento chirurgico consiste nell’unione dei frammenti ossei della frattura con mezzi metallici quali chiodi e placche, nella sostituzione dell’intera articolazione con una protesi metallica (artroprotesi totale) o della sua parte femorale (endoprotesi).

mercoledì 2 giugno 2010

INFORMAZIONI AI PAZIENTI PORTATORI DI ANEURISMA AORTA ADDOMINALE


Cos’è un aneurisma ?

Si definisce aneurisma la dilatazione di una arteria del nostro corpo. La parete dell’arteria diventa sottile per la perdita della sua componente elastica e si dilata progressivamente fino ad arrivare alla rottura. L’arteria più comunemente colpita è l’aorta, che è la più importante arteria dell’addome. Con l’abbreviazione AAA si intende proprio un aneurisma dell’aorta addominale.