Ciak! Medicina

mercoledì 27 ottobre 2010

Interpretare gli esami di laboratorio

Gli esami del sangue  
                                                
ESAME EMOCROMOCITOMETRICO
Attraverso questo esame vengono accertati il numero e la condizione di tutte le cellule che formano il sangue. Viene suddiviso in vari sottoesami, ciascuno dei quali riguarda una determinata componente del sangue. Vediamoli uno per uno.

LEUCOCITI (WBC)
Viene evidenziato il numero totale dei globuli bianchi in un millimetro cubo di sangue: nel conteggio sono calcolati tutti i tipi di globuli bianchi (neutrofili, eosinofili, basofili, linfociti, monociti). Questo esame serve a escludere la presenza di infezioni e a stabilire se le difese naturali svolgono correttamente il loro compito.
VALORI NORMALI: da 4.500 a 10.000, per uomini e donne.
Un numero più basso può essere la spia di una minore capacità dell’organismo di difendersi dalle malattie, oppure di un generale indebolimento del corpo.
Un numero di leucociti più alto del normale indica sempre un’infezione in corso nell’organismo, oppure è un dato che si può riscontrare in seguito a un'intossicazione. E’ fondamentale, però, andare a vedere quale tipo di leucocita è presente in quantità anomala, attraverso l’esame della "formula leucocitaria".

ERITROCITI (RBC)
Viene evidenziato il numero di globuli rossi presenti in un millimetro cubo di sangue. 
VALORI NORMALI: 4,5-5 milioni per l’uomo; 4,2-4,6 milioni per la donna.
Un numero di globuli rossi inferiore al normale è il segnale di un’anemia, tanto più seria quanto più il numero di globuli è basso. La quantità minima di globuli rossi indispensabile per vivere si aggira intorno al milione per millimetro cubo di sangue.
Se i globuli rossi sono più numerosi del normale, si è in presenza di un disturbo chiamato genericamente policitemia. La policitemia può essere il segnale di una disidratazione dell’organismo dovuta a malattie che portano vomito e diarrea. Può essere anche in relazione con l’uso di farmaci contenenti testosterone, oppure può essere dovuta a enfisema polmonare o a malattie cardiache. Anche l’elevata altitudine, quale si può trovare in montagna, o un’intensa attività fisica condotta per lungo tempo, possono determinare un aumento di globuli rossi.

EMATOCRITO (HCT)
Viene evidenziato, in percentuale, quanto volume è occupato dai globuli rossi in 100 millilitri di sangue.
VALORI NORMALI: 40-54% per l’uomo; 3 6-46% per la donna.
Una percentuale più bassa della norma è sintomo di anemia, mentre una percentuale più alta segnala policitemia. L’esame ematocrito conferma le informazioni dell’esame per il conteggio dei globuli rossi.
EMOGLOBINA (HGB)
Indica la quantità di emoglobina (la sostanza che dà colore al sangue e trasporta l’ossigeno), espressa in grammi, presente in un decilitro di sangue.
VALORI NORMALI: 13,5-18 grammi per gli uomini, 11,5-16,5 grammi per le donne.
Un valore basso di emoglobina è quasi sempre associato a una diminuzione dei globuli rossi, quindi viene interpretato come il segnale di un’anemia, dovuta a una malattia del sangue oppure a un’alterazione della funzionalità dei reni o del fegato.
Un valore più alto del normale si riscontra invece nella policitemia, ossia in presenza di un aumento del globuli rossi. Di conseguenza, conferma la presenza di una delle alterazioni di cui la policitemia può essere il segnale, tra cui per esempio l’enfisema polmonare (vedi "eritrociti").

VOLUME CORPUSCOLARE MEDIO (MCV)
Viene evidenziato il volume medio dei globuli rossi, e può essere espresso in micron cubi (è un’unità di misura utilizzata per stabilire le dimensioni di elementi microscopici).
VALORI NORMALI: 82-98 micron cubi, per uomini e donne.
Un volume alterato, sia maggiore sia minore di quello normale, è sempre il segnale di un’alterazione organica: questo dato, per essere significativo, deve essere messo in relazione con i risultati relativi all’emoglobina e agli eritrociti.

CONTENUTO MEDIO DI EMOGLOBINA
Attraverso questa analisi viene evidenziato il contenuto di emoglobina di ciascun globulo rosso. Questo contenuto viene espresso in picogrammi, cioè in un’unità di misura utile per pesare elementi microscopici.
VALORI NORMALI: 27-32 picogrammi, per uomini e donne.
Valori inferiori o superiori servono a confermare quanto emerso dall’esame del dosaggio dell’emoglobina (vedi emoglobina ed eritrociti).
CONCENTRAZIONE MEDIA DI EMOGLOBINA
Mentre l’Mch (contenuto medio di emoglobina) esprime il contenuto di emoglobina di ogni singolo globulo rosso, questo esame ne misura la concentrazione, ossia il rapporto tra il suo peso e il volume del globulo rosso in cui è contenuta.
VALORI NORMALI: 32%-38%, per uomini e donne.
Un valore inferiore è il segnale di una forma di anemia. Può essere anche sintomo di un’iperidratazione, ossia di un accumulo eccessivo di liquidi nell’organismo.
Un aumento rispetto ai valori normali si riscontra nei casi di disidratazione (conseguente, per esempio, a una malattia febbrile associata a vomito e diarrea).
Può essere, inoltre, la spia di una rara malattia ereditaria, la sferocitosi, caratterizzata da un’alterazione congenita dei globuli rossi.
PIASTRINE (PLTS)
Viene evidenziato il numero delle piastrine (le cellule del sangue prodotte dal midollo osseo) presenti in un millimetro cubo di sangue.
VALORI NORMALI: 150.000-500.000 per millimetro cubo, per uomini e donne.
La diminuzione del numero delle piastrine, detta trombocitopenia, si riscontra in seguito a trasfusioni di sangue, oppure dopo una cura prolungata a base di particolari farmaci, quali antibiotici, barbiturici, diuretici, sulfamidici, ipoglicemizzanti. Può inoltre essere il segnale di varie malattie organiche, tra cui:
anemia
carenza di vitamina B12 e acido folico
mononucleosi infettiva e altre infezioni virali
leptospirosi
linfomi
malaria
rigetto del rene in seguito a trapianto
ipertiroidismo
porpora
endocardite batterica (per esempio, conseguente a un’infezione da streptococco)
tifo
scarlattina.
L'aumento del numero delle piastrine, definito trombocitosi, può essere conseguenza della prolungata assunzione di preparati a base di vitamina B12 e acido folico, oppure può essere in relazione con lo svolgimento di un’intensa attività sportiva o con la gravidanza: in questi due casi è considerato fisiologico, ossia naturale e quindi non significativo dal punto di vista medico. Può, però, essere segno di una delle seguenti malattie:
morbo di Crohn
anemia emolitica
tumore.

FORMULA LEUCOCITARIA
E’ l’esame che stabilisce il numero e le caratteristiche dei vari tipi di globuli bianchi o leucociti. Eccoli, uno per uno.


NEUTROFILI


Viene evidenziata la percentuale di neutrofili presenti nell’intera massa sanguigna, la loro forma e la loro dimensione.
VALORI NORMALI: 55%-70%, per uomini e donne.
Se esiste qualche anomalia nella forma e nella dimensione, viene segnalata dettagliatamente dal medico analista: per questa descrizione non esistono parametri standard, ogni medico descrive quanto vede e dà le indicazioni utili per ulteriori indagini.
La diminuzione dei neutrofili può essere il segnale di molte malattie, che il medico deve poi individuare in base alla storia personale del malato e ai sintomi manifestati. Di seguito, sono indicati alcuni disturbi possibili:
infezioni batteriche (tifo, paratifo, brucellosi, tubercolosi)
infezioni virali (epatite, influenza, rosolia, morbillo, varicella, mononucleosi infettiva)
malattie del sangue
malnutrizione
alcolismo.
L’aumento dei neutrofili può, come del resto la diminuzione, essere determinato da tantissime cause, tra cui le più frequenti sono: infezioni generalizzate o localizzate, provocate più di frequente da streptococchi e più raramente da altri batteri o da virus e funghi; assunzione di ormoni steroidei o litio; intossicazione da farmaci, quali clorpropamide, serotonina, digitale, acetilcolina.
In gravidanza, durante il puerperio, dopo intensi sforzi fisici e nel periodo neonatale l’aumento dei neutrofili è considerato fisiologico, ossia naturale.



EOSINOFILI

Viene evidenziata la percentuale di eosinofili presente nell’intera massa sanguigna.
VALORI NORMALI: 1%-4%, per uomini e donne.
La diminuzione degli eosinofili è quasi sempre in relazione con una cura prolungata a base di preparati contenenti cortisone.
Il loro aumento si riscontra in varie malattie, tra cui le più frequenti sono:
asma bronchiale
orticaria
febbre da fieno
allergia ai farmaci
malattie causate da parassiti
scarlattina
corea
polmoniti
malattie del sangue
artrite reumatoide
avvelenamenti
malattie dello stomaco e dell’intestino.



BASOFILI

Viene evidenziata la percentuale di basofili nell’intera massa sanguigna.
VALORI NORMALI: O%-1%, per uomini e donne.
Una diminuzione dei basofili può essere dovuta a cure prolungate a base di preparati contenenti cortisone o progesterone, e talora si riscontra durante la gravidanza.
Può anche essere il segnale di varie malattie, tra cui:
disturbi della tiroide
orticaria
asma
febbre da fieno.
L’aumento dei basofili, che deve sempre essere messo in relazione con gli altri risultati (come del resto ogni singolo risultato) può essere dovuto a:
anemia
morbo di Hodgkin
diabete
tubercolosi
leucemia.



LINFOCITI


Viene evidenziata la percentuale di linfociti nell’intera massa sanguigna.
VALORI NORMALI: 25%-35%, per uomini e donne.
La diminuzione dei linfociti, detta linfopenia, si riscontra in seguito alle cure a base di farmaci chemioterapici (contro i tumori) e cortisone.
Può essere il segnale di varie malattie, tra cui:
morbo di Hodgkin
lupus eritematoso
alterazioni dei reni
Aids
scompenso cardiaco.
L’aumento dei linfociti, detto linfocitosi, è fisiologico, ossia naturale nei bambini di età compresa tra i 4 mesi e i 4 anni.
Può essere il segnale di:
pertosse
mononucleosi infettiva
parotite (orecchioni)
varicella
morbillo
epatite virale
toxoplasmosi
infezioni croniche
sifilide
morbo di Addison
morbo di Crohn.
La presenza di linfociti atipici, eventualmente segnalata, può essere dovuta a varie malattie, tra cui:
mononucleosi
epatite virale
parotite (orecchioni)
morbillo
cytomegalovirus
polmonite virale
pertosse
brucellosi
toxoplasmosi
sifilide.



MONOCITI


Viene evidenziata la percentuale di monociti presente nell’intera massa sanguigna.
VALORI NORMALI: 3%-8%.
La diminuzione dei monociti non è significativa dal punto di vista clinico (medico).
L’aumento dei monociti si riscontra in varie malattie tra cui:
leucemia
artrite reumatoide
lupus eritematoso
arterite temporale
tumore dell’ovaio
tumore dello stomaco
tumore della mammella
tubercolosi
sifilide
endocardite batterica
brucellosi
tifo
malaria
candidosi
mononucleosi infettiva
colite ulcerativa cronica.








PROTROMBINA (PT)


E’ un esame con il quale si stabilisce il buon funzionamento di uno dei meccanismi della coagulazione, dovuto all’attività di particolari proteine dette fattori.
Sotto questa voce, nel foglio dei risultati si trovano due sigle.
RATIO: rappresenta il rapporto tra la capacità di coagulare del sangue esaminato e la capacità di coagulare di un sangue "sano" usato come riferimento. In pratica, il sangue preso in esame, o meglio la sua capacità di coagulare, viene raffrontata con quella di un sangue che coagula perfettamente: il risultato che si ottiene nasce da questo rapporto.
VALORI NORMALI: 0,90-1,20.
Un valore maggiore indica un’alterazione del processo di coagulazione del sangue, causata da una malattia o dall’uso di medicine ad azione anticoagulante. Un valore minore non è significativo.
I.N.R.: questa sigla ha lo stesso significato della Ratio, ma viene sempre aggiunta a quest’ultima perché è un’unità di misura più universalmente riconosciuta.
VALORI NORMALI: 0,90-1,20, per uomini e donne.
Valori inferiori alla norma non sono significativi dal punto di vista medico.
Valori più alti si riscontrano in presenza di disturbi del fegato (epatopatie), in alcune malattie del sangue, e nelle persone sottoposte a una cura a base di medicine ad azione anticoagulante.



TEMPO DI TROMBOPLASTINA PARZIALE (PTT)


E’ un ulteriore esame per valutare la normalità del processo di coagulazione del sangue in rapporto a un sangue normale di riferimento.
VALORI NORMALI: 0,80-1,20.
Una diminuzione rispetto alla norma non è significativa dal punto di vista clinico.
Un aumento dei valori si riscontrerà in alcune malattie del sangue, nelle malattie del fegato, oppure nel corso di una cura a base di medicine ad azione anticoagulante.



UREA SIERICA (AZOTEMIA)


L’urea è prodotta dal fegato: è una sostanza di scarto del metabolismo (cioè dell’attività delle cellule) che viene eliminata quasi completamente con le urine. Il 90 per cento di urea è espulso con le urine e il 10 per cento viene eliminato con le feci, il sudore e la saliva.
VALORI NORMALI: da 10 a 50 milligrammi per decilitro di sangue.
Una diminuzione dell’urea rispetto ai valori normali può essere conseguenza di una dieta troppo povera di proteine (formaggio, latte, carne, pesce, uova) e troppo ricca di carboidrati (pane, pasta, dolciumi), oppure si riscontra in varie malattie tra cui:
ipotiroidismo
alterazioni della funzionalità del fegato
ritardo gestazionale (gravidanza oltre il termine).
Un aumento rispetto ai valori normali può essere conseguenza di un digiuno prolungato, oppure si riscontra in tantissime malattie tra cui:
insufficienza renale
disidratazione
emorragia
ipertensione
diabete
pielonefrite
arteriosclerosi
calcoli renali
ipertrofia prostatica
ipertiroidismo
traumi con schiacciamento
malattie febbrili
malattie infettive
disidratazione
insufficienza cardiaca
epilessia e altre malattie che interessano il sistema nervoso centrale.

GLUCOSIO (GLICEMIA)
Il glucosio è la quantità di zucchero presente nel sangue. I valori normali della glicemia dipendono dalla quantità di zucchero immessa nel sangue con gli alimenti e dalla capacità dell’organismo di smaltirla.
VALORI NORMALI: 60-110 milligrammi per decilitro di sangue.
Una diminuzione del glucosio rispetto a valori normali si riscontra nel corso di diete povere di zuccheri o in seguito a digiuno prolungato, oppure può essere conseguenza dello svolgimento di un’attività fisica molto intensa.
Può, inoltre, dipendere dall' assunzione prolungata di particolari farmaci (salicilati, antitubercolari), oppure può essere anche il segnale di varie malattie tra cui:
alterazioni a carico del fegato
ipotiroiclismo
intolleranza al fruttosio.
Un aumento del glucosio è sempre il segnale di diabete mellito, la malattia caratterizzata dallo scorretto utilizzo degli zuccheri da parte dell’organismo.

CREATININA
La creatinina è una delle componenti dell’urina e con l’urina viene eliminata. Il suo dosaggio rappresenta uno dei mezzi più attendibili per valutare la funzionalità dei reni.
VALORI NORMALI: 0,60-1,20 milligrammi per decilitro di sangue.
La diminuzione della creatinina si riscontra nelle seguenti eventualità:
atrofie muscolari
tumore della prostata
gravidanza.
L’aumento della creatinina rispetto ai valori normali può essere il segnale di vari problemi tra cui:
alterazione dell’attività dei reni
poliartrite
scompenso cardiocircolatorio
ipertiroidismo. 

BILIRUBINA
La bilirubina è la sostanza proveniente dalla distruzione dei globuli rossi, ciascuno dei quali, dopo centoventi giorni di vita, viene demolito. All’eliminazione della bilirubina provvedono il fegato, l’intestino (una parte viene espulsa con le feci) e i reni (una parte viene eliminata attraverso l’urina).
Viene divisa in diretta e indiretta a seconda che si trovi legata chimicamente ad altre sostanze presenti nel sangue (in questo caso è diretta) oppure sia presente in forma libera, ossia non legata ad altre sostanze (allora è indiretta).
Durante l’esame viene dosata la bilirubina totale, la bilirubina diretta e quella indiretta.
VALORI NORMALI BILIRUBINA TOTALE: 0,20-1,20 milligrammi per decilitro di sangue.
VALORI NORMALI BILIRUBINA DIRETTA: 0-0,2 milligrammi per decilitro di sangue.
VALORI NORMALI BILIRUBINA INDIRETTA: 0,2-0,8 milligrammi per decilitro di sangue.
Valori inferiori rispetto a quelli normali, che riguardino tutte e tre le voci relative alla bilirubina, possono essere conseguenza dell’assunzione di barbiturici oppure essere il segnale di:
anemia
tumore
alterazione della funzionalità dei reni.
L’aumento della bilirubina totale è il segnale di un’alterazione della funzionalità del fegato. Può inoltre essere diretta conseguenza di una cura prolungata a base di farmaci che alterano la funzionalità del fegato. Tra questi sono da segnalare:
tetracicline
estrogeni e progesterone
Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei, come i preparati a base di acido acetilsalicilico)
sulfamidici
eritromicina
acido nicotinico
ciclopropano
paracetamolo
benzodiazepine
metildopa
fenacetina
chinidina.
L’aumento della bilirubina diretta può essere causato da varie malattie, tra cui:
alterazioni del flusso biliare
epatite acuta
cirrosi epatica
ostruzione delle vie biliari
atresia biliare.
L’aumento della bilirubina indiretta può essere dovuto a cure prolungate a base di farmaci contenenti novobiocina, o da alcune malattie tra cui:
anemia
talassemia
porfiria. 

ACIDO URICO (URICEMIA)
L’acido urico è una sostanza di scarto del metabolismo che viene eliminata in gran parte dalle urine, e in parte per via intestinale. Rappresenta un importante indice per la valutazione della presenza di arteriosclerosi (formazione di placche nella parete interna delle arterie).
VALORI NORMALI: 3,4 0-7 milligrammi per decilitro di sangue.
Valori inferiori possono essere conseguenza di una cura a base di medicine contenenti probenecid, sulfinpirazone, allopurinolo, salicilati, cortisone, estrogeni, metildopa, clofibrato.
Può anche essere il segnale di una delle seguenti malattie:
alterazione cronica della funzionalità dei reni
anemia
morbo di Hodgkin
serie alterazioni della funzionalità del fegato.
Valori più alti rispetto alla norma si riscontrano dopo digiuni prolungati e nel corso di drastiche diete dimagranti, oppure possono essere in relazione con un regime alimentare troppo ricco di frattaglie e legumi. Possono anche essere conseguenza di una cura a base di farmaci chemioterapici o di raggi X, oppure possono rappresentare il segnale di vari problemi organici tra cui:
gotta
linfomi
iperparatiroidismo
tumori
anemia
morbo di Paget
ascessi
ustioni
psoriasi
gestosi (una malattia seria che può colpire durante la gravidanza).


ELETTROFORESI SIEROPROTEICA
L’esame consiste nel dosaggio delle varie proteine presenti nel sangue: viene valutata sia la quantità totale sia quella di ogni singola proteina. Le proteine esaminate sono: prealbumina, albumina, alfa 1 globuline, alfa 2 globuline, beta globuline, gamma globuline.
Nel corso di questo esame viene valutato anche il rapporto esistente nel sangue tra l’albumina e le gamma globuline.



PROTEINE TOTALI


VALORI NORMALI: 6-8 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione delle proteine totali può essere conseguenza di:
digiuno prolungato
dieta povera di proteine (carente di carne, uova, formaggio)
vomito
diarrea
problemi digestivi
sindrome da malassorbimento
alterazione della funzionalità del rene
ustioni estese
emorragie
versamenti pleurici
malattie del fegato
ipertiroidismo
malattie febbrili
traumi
interventi chirurgici
tumori
scompenso cardiaco.
L'aumento delle proteine può essere dovuto a:
disidratazione
mieloma
morbo di Waldenstrom.



PREALBUMINA

VALORI NORMALI: 10-40 milligrammi per decilitro di sangue.
La diminuzione della prealbumina può essere il segnale di:
malnutrizione
enterite
colite
epatopatia (alterazione della funzionalità del fegato)
ustioni
ipertiroidismo.
L’aumento della prealbumina si riscontra nel morbo di Hodgkin.



ALBUMINA

VALORI NORMALI: 3,6-4,9 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione dell’albumina rispetto ai valori totali può essere segnale di:
digiuno prolungato
dieta povera di proteine (per esempio carente di carne, uova, formaggio)
vomito
diarrea
problemi digestivi
sindrome da malassorbimento
alterazioni della funzionalità del rene
ustioni estese
emorragie
versamenti pleurici
malattie del fegato
ipertiroidismo
malattie febbrili
traumi
interventi chirurgici
tumori
scompenso cardiaco.
L’aumento dei valori dell’albumina rispetto ai dati considerati normali si può riscontrare in caso di molte malattie, come:
disidratazione dell’organismo (che può comparire in seguito ad alcuni disturbi come la diarrea)
diarrea
vomito
eccessiva sudorazione.



ALFA 1 GLOBULINE

VALORI NORMALI: 0,10-0,41 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione delle alfa i globuline rispetto ai valori normali può essere segnale di:
enfisema polmonare
alterazioni del fegato
alterazioni della funzionalità del rene.
L’aumento dei valori delle alfa i globuline può essere dovuto a:
gravidanza
assunzione di contraccettivi orali
malattie infettive
malattie infiammatorie croniche.



ALFA 2 GLOBULINE


VALORI NORMALI: 0,45-0,98 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione dei valori alfa 2 globuline può essere dovuta a numerose malattie acute e croniche, come:
artrite reumatoide
epatite virale
pancreatite
diabete.
L’aumento delle alfa 2 globuline può invece essere in relazione con:
infezioni batteriche
traumi
interventi chirurgici
alterazione del funzionamento dei reni
alterazioni della funzionalità del fegato
diabete
morbo di Hodgkin
sindrome di Down (chiamata anche mongolismo, è un’alterazione genetica).



BETA GLOBULINE

VALORI NORMALI: 0,58 - 1,07 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione delle beta globuline rispetto ai valori normali può essere causata da:
malattie congenite che comportano una carenza di proteine nel sangue (per esempio la lipoproteinemia congenita)
alterazioni della funzionalità dello stomaco o dell’intestino.
L’aumento delle beta globuline può invece essere dovuto a:
gravidanza
cirrosi epatica
alterazioni della funzionalità dei reni.



GAMMA GLOBULINE


VALORI NORMALI: 0,77-1,64 grammi per decilitro di sangue.
La diminuzione delle gamma globuline rispetto ai valori normali può essere dovuto a:
malnutrizione
alterazione della funzionalità dei reni
ustioni
cure a base di farmaci immunosoppressori (impiegati nella cura delle malattie autoimmuni).
L’aumento delle gamma globuline può invece essere in relazione con moltissime malattie, tra cui:
epatite cronica
cirrosi epatica
infezioni batteriche sia acute sia croniche
malattie causate da parassiti (per esempio il "verme solitario")
malattie autoimmuni
tumori
assunzione di droghe (tossicodipendenza).



RAPPORTO ALBUMINA/GLOBULINE


RAPPORTO A/G
VALORI NORMALI: 1,20-2,20.
Valori inferiori rispetto a quelli normali possono essere il segnale di:
infezioni croniche
alterazioni della funzionalità dei reni
alterazioni della funzionalità epatica.
Valori superiori rispetto a quelli normali si riscontrano invece in caso di:
deficit congenito o acquisito degli anticorpi
linfomi
leucemia. 

COLESTEROLO TOTALE
Il colesterolo è un grasso presente nel sangue, sintetizzato (cioè prodotto) dal fegato, dalla corteccia surrenale, dalla cute, dall’intestino, dalle ovaie e dai testicoli e dall’aorta nella misura di 1 grammo al giorno, mentre nell’organismo ne vengono introdotti, attraverso la dieta, tra i 300 e i 600 grammi al giorno.
Viene suddiviso in Hdl (colesterolo buono) e Ldl (colesterolo cattivo). Nel corso dell’esame viene valutata sia la quantità di colesterolo totale sia la quantità dell’Hdl e dell’Ldl.
VALORI NORMALI DEL COLESTEROLO TOTALE: 140-220 milligrammi per decilitro di sangue.
Valori inferiori si riscontrano in seguito a una dieta troppo povera e restrittiva oppure in caso di:
ipertiroidismo
alterazione della funzionalità del fegato
anemia
serie infezioni
morbo di Addison
broncopneumopatia cronica ostruttiva.
L’aumento di colesterolo totale può essere dovuto all’incapacità dell’organismo di eliminare le sostanze grasse introdotte attraverso l’alimentazione in quantità esagerate.
Può inoltre essere causato da:
alterazioni della funzionalità del fegato
diabete
pancreatite
porfiria.


COLESTEROLO HDL
Viene definito anche colesterolo buono, poiché la sua presenza ostacola la comparsa di arteriosclerosi (formazione di placche nelle arterie). 
VALORI NORMALI: 35-95 milligrammi per decilitro di sangue.
Valori inferiori rispetto a quelli normali rappresentano in primo luogo un indice di rischio per l’arteriosclerosi.
Possono inoltre essere il segnale di:
cirrosi epatica
diabete
dieta scorretta e carente di nutrienti
alterazioni della funzionalità del fegato
infezioni serie.
Un aumento dell’Hdl è un ottimo segno: il colesterolo "buono" protegge dal rischio di arteriosclerosi e quindi di infarto (oltre il valore di 55 milligrammi per decilitro di sangue i rischi sono molto bassi).


COLESTEROLO LDL
E' il cosiddetto colesterolo "cattivo" la cui presenza costituisce un indice di rischio per l’arteriosclerosi e, l’infarto.
VALORI NORMALI: 70-180 milligrammi per decilitro di sangue.
Una diminuzione rispetto ai valori normali rappresenta un segno positivo, perché significa che il rischio di arteriosclerosi è molto basso.
Un aumento rispetto ai valori normali esprime un alto rischio di andare incontro all’arteriosclerosi.

TRIGLICERIDI
Sono gli altri tipi di grassi presenti nel sangue. A differenza del colesterolo possono essere introdotti solo attraverso gli alimenti poiché non vengono prodotti dall’organismo.
VALORI NORMALI: 40-172 milligrammi per decilitro di sangue.
La diminuzione dei trigliceridi rispetto ai valori normali può essere dovuta a:
malnutrizione
malassorbimento
serie alterazioni del fegato
ipertiroidismo
iperparatiroidismo.
L’aumento dei trigliceridi può essere in relazione con un eccessivo consumo di bevande alcoliche, oppure con una dieta troppo ricca di zuccheri e grassi. Il dato, di frequente, è la spia di disordini nel regime alimentare.
Può anche essere la conseguenza di una cura farmacologica a base di preparati contenenti beta bloccanti, idroclorotiazide, estrogeni.
Può inoltre essere il segnale di varie malattie, tra cui:
diabete
alterazioni della funzionalità dei reni
pancreatite acuta
epatite virale
ostruzione biliare
ipotiroidismo.

FERRO
Il ferro è la sostanza che consente la produzione dell’emoglobina contenuta nel sangue, da cui dipendono la respirazione e il nutrimento di tutte le cellule dell’organismo.
Se non ci sono problemi, in una persona adulta il ferro è presente nell’organismo in una quantità che varia tra i 3 e i 5 grammi, distribuita sotto forma di:
ferro emoglobinico (65 per cento)
ferro mioglobinico (3,5 per cento)
ferro di deposito, cioè ferritina ed emosiderina (27 per cento)
ferro (di trasporto, detto transferrina (0,1 per cento)
ferro tessutale (0,2 per cento).

VALORI NORMALI: 59-158 microgrammi per decilitro di sangue.
Una diminuzione della quantità totale di ferro si riscontra quasi sempre durante lo stato di gravidanza (specialmente dal sesto mese in avanti) a causa di un aumentato fabbisogno.
Può essere, inoltre, conseguenza di una resezione gastrica (asportazione chirurgica dello stomaco), oppure può essere il segnale di varie malattie, tra cui:
anemia sideropenica (carente di ferro)
diarrea cronica
emorragie
tubercolosi
endocardite batterica
ascesso polmonare
morbo di Crohn
tumori
carenza di vitamine C e B6.
Un aumento del ferro rispetto ai valori normali può essere in relazione con una cura a base di preparati contenenti ferro, oppure potrebbe essere il segnale di:
malattie del sangue
talassemia
anemia perniciosa
anemia sideroblastica
emocromatosi
alcolismo
epatite acuta
cirrosi
insufficienza pancreatica.

TRANSFERRINA
La transferrina è la proteina che ha la funzione di trasportare il ferro. E’ presente nel sangue sia in forma libera, sia legata ad altre molecole di ferro.
VALORI NORMALI: 200-380 milligrammi per millilitro di sangue.
La diminuzione della transferrina rispetto ai valori normali può essere in relazione con una carenza di proteine, e si riscontra nei neonati e negli anziani.
L’aumento della transferrina rispetto ai valori normali si riscontra in gravidanza, oppure può essere la conseguenza dell’assunzione di contraccettivi orali (estroprogestinici).
Può inoltre essere il segnale di un’anemia ferrocarenziale (mancanza di ferro).

PROTEINA C REATTIVA (PRC)
La proteina C reattiva è una sostanza che si trova nel sangue di persone colpite da malattie infiammatorie. Rappresenta, come la Ves, un indice di infezione acuta.
Dosarla più volte nel corso di malattie reumatiche, di broncopolmoniti o di altre malattie infiammatorie è molto importante, perché la sua eventuale diminuzione conferma che la cura intrapresa determina gli effetti curativi sperati.
VALORI NORMALI: assente.
Se a fianco della voce PRC c’è il termine "positivo", significa che la proteina C reattiva è presente nel sangue. Questo dato si riscontra in tutti i casi di:
infezioni batteriche
infezioni virali
infarto del miocardio (infarto del cuore)
ustioni
reazioni di rigetto in seguito a trapianto del rene.
La proteina C reattiva risulta positiva nel 90 per cento dei casi di:
artrite reumatoide
infezione batterica acuta
febbre reumatica
epatite virale
pancreatite acuta.
E’ invece positiva nel 60 per cento dei casi di:
tubercolosi in fase acuta
gotta
tumori maligni
peritoniti
cirrosi.
Risulta positiva nel 30-40 per cento dei casi di:
sindrome di Guillan-Barré
scarlattina e varicella
sclerosi multipla
convalescenza post-operatoria
utilizzo di dispositivi intrauterini (spirale).


CREATINFOSFOCHINASI (CPK)
La creatinfosfochinasi è un enzima presente in alte concentrazioni in tutti i muscoli, compreso quello cardiaco (cuore), nelle ossa e, in misura minore, nel tessuto cerebrale.
Il suo compito è di garantire il buon funzionamento delle cellule.
VALORI NORMALI: 23-190 unità per litro di sangue.
Una diminuzione rispetto ai valori normali non è significativa.
Un aumento del valore normale si riscontra in varie malattie, tra cui:
distrofia muscolare
infarto del miocardio (cuore)
cardiopatie
angina pectoris
miocardite
alcolismo
embolia polmonare
edema polmonare
ipotiroidismo
infarto cerebrale
malattie infettive
febbre.

PSEUDOCOLINESTERASI
La pseudocolinesterasi è un enzima prodotto dal fegato. Costituisce un indice per valutare l’attività epatica,
VALORI NORMALI: 3000-9000 unità per litro di sangue.
Una sua diminuzione può essere conseguenza di un trattamento a base di succinicolina, oppure può essere il segnale di varie malattie tra cui:
epatite virale
necrosi epatica
cirrosi epatica
ascessi
infezioni acute
anemia
infarto del miocardio (cuore).
Un aumento rispetto ai valori normali può essere in relazione con un forte sovrappeso, oppure potrebbe essere il segnale di:
ipertiroidismo
diabete.

TRANSAMIASI
Le transaminasi sono enzimi presenti nel sangue in due diverse forme denominate GOT (oppure AST) e GPT (oppure ALT). Costituiscono principalmente un indice per valutare la presenza di alterazioni della funzionalità del fegato
GOT (OPPURE AST)
VALORI NORMALI: 10-45 unità per litro di sangue (maschi); 5-30 unità per litro di sangue (femmine).
GPT (OPPURE ALT)
VALORI NORMALI: 10-40 unità per litro di sangue (maschi); 5-35 unità per litro di sangue (femmine).
Una diminuzione dei due enzimi rispetto ai valori normali si riscontra in gravidanza.
Può però anche essere il segnale di:
seria alterazione delle cellule del fegato
complicazioni del diabete (chetoacidosi diabetica).
Un aumento dei due enzimi rispetto ai valori normali è possibile nel periodo successivo a un intervento chirurgico.
Può inoltre essere in relazione con il sovrappeso oppure essere la conseguenza dell’assunzione di preparati a base di isoniazide, rifampicina, antiMao, metilDopa.
Si rileva anche in varie malattie tra cui:
infezioni del cuore (miocarditi)
insufficienza cardiaca
aritmie
epatite virale
cytomegalovirus
mononucleosi infettiva
alcolismo
cirrosi epatica
malattia di Wilson
distrofia muscolare
traumi
lupus eritematoso
anemia emolitica
leucemia
pancreatite. 

RAPPORTO GOT/GPT (OPPURE AST/ALT) 
Questo dato esprime la proporzione in cui si trovano i due enzimi.
VALORI NORMALI: 0,7-1,4.
Una diminuzione rispetto ai valori normali si riscontra nell’epatite virale.
Un aumento rispetto ai valori normali può essere conseguenza di:
intossicazione da farmaci
alcolismo
cirrosi epatica
tumore del fegato
epatite cronica.


AMILASI
L’amilasi è un enzima prodotto da: pancreas, ghiandole salivari, fegato, intestino tenue, reni, ovaio. Viene eliminato principalmente con le urine ed è un indice per la valutazione della funzionalità del pancreas.
VALORI NORMALI: 35-115 unità per litro di sangue.
Una diminuzione rispetto ai valori normali non è significativa.
Un aumento dell’amilasi rispetto ai valori normali si riscontra in seguito a interventi chirurgici al viso. Può essere conseguenza dell’ assunzione di preparati a base di cortisone, morfina, codeina.
Si rileva inoltre in caso di:
pancreatiti acute
ascesso al pancreas
traumi al pancreas
parotite (orecchioni)
colecistite
ulcera gastroduodenale perforata
insufficienza renale
trapianto di rene
ustioni
occlusione intestinale
tumore al polmone
tumore all’esofago
tumore all’ovaio
traumi cranici
alcolismo
gravidanza extrauterina.

GAMMA GT
(GAMMA-GLUTAMILTRANSPEPTIDASI)Si tratta di un enzima contenuto nel fegato, nel rene e nel pancreas. Il suo dosaggio costituisce un indice per la valutazione della funzionalità del fegato. 
VALORI NORMALI: 6-28 unità per litro di sangue (maschi); 4-18 unità per litro di sangue (femmine).
Una diminuzione del gamma GT rispetto ai valori normali non è significativa.
Un aumento si riscontra in seguito all’assunzione medicine contenenti fenobarbital.
Si rileva inoltre in caso di:
epatopatie
alcolismo
alterazioni a carico delle vie biliari
pancreatiti acute e croniche
tumori del fegato
tumori del rene
alterazioni del rene dovute al diabete. 


FOSFATASI ALCALINA (AIPH) 
La fosfatasi alcalina è un enzima prodotto da: ossa, fegato, intestino, placenta, rene, ghiandole salivari, mammella.
VALORI NORMALI: 50-190 unità per litro di sangue.
Una diminuzione rispetto ai valori normali si rileva in caso di:
scorbuto
anemie serie
ipotiroidismo.
Un aumento della fosfatasi alcalina può essere conseguenza dell’assunzione di medicine contenenti testosterone, alfametilDopa, metimazolo, eritromicina, sulfamidici, alotano.
Si rileva inoltre in svariate malattie, tra cui:
cirrosi biliare
atresia delle vie biliari
osteite deformante
iperparatiroidismo
rachitismo
morbo di Paget
morbo di Cushing.
alcolismo
epatite virale
cirrosi epatica
mononucleosi infettiva
fratture ossee
intossicazione da vitamina D. 


FOSFATASI ACIDA PROSTATICA 
(SOLO PER GLI UOMINI)
E’ un enzima secreto dalle cellule ghiandolari della prostata ed è presente nel liquido seminale.
Viene considerata un indice per valutare l’eventuale presenza di un problema a carico della prostata (è la ghiandola maschile situata in prossimità della vescica).
VALORI NORMALI: fino a 0,6 unità per litro di sangue.
Una diminuzione della fosfatasi acida prostatica non è significativa.
Un aumento della fosfatasi acida prostatica può essere segnale di:
adenoma della prostata
prostatite
tumore della prostata
infarto prostatico
ritenzione urinaria
tumore della vescica. 

SODIO 
Il sodio è un sale normalmente presente nell’organismo: il 40 per cento di esso è contenuto nel tessuto osseo, mentre la restante percentuale si trova nei liquidi.
VALORI NORMALI: 135-145 milliequivalenti (si tratta di una particolare unità di misura) per litro di sangue.
La diminuzione del sodio rispetto ai valori normali può essere conseguenza di una dieta povera di sale e di proteine, oppure può essere in relazione con un consumo smodato di birra.
Può inoltre essere il segnale di:
iperglicemia
cirrosi epatica
alterazioni della funzionalità del rene
assunzione di diuretici
malattie caratterizzate da vomito e diarrea
peritonite
pancreatite.
Un aumento del sodio rispetto ai valori normali si riscontra invece in caso di:
diabete insipido
insufficienza renale cronica
cachessia dell’età avanzata
malattie endocrine
confusione mentale
febbre alta. 


POTASSIO 
Il potassio è un sale contenuto principalmente nei muscoli volontari (sono quelli che compiono i movimenti guidati dalla volontà), nel sangue, nello scheletro e nel cervello.
Una significativa diminuzione del potassio rispetto ai valori normali (inferiore a 2 millequivalenti per litro di sangue) deve essere considerata una situazione di emergenza poiché può determinare la comparsa di serie alterazioni del battito del cuore.
Va, dunque, sottoposta prontamente all’attenzione del medico, il quale dovrà provvedere alla somministrazione, per via endovenosa, di una soluzione fisiologica o glucosata (contenente zucchero).
VALORI NORMALI: 3,50-5,30 milliequivalenti per litro di sangue.
La diminuzione rispetto ai valori normali può essere conseguenza di una ridotta introduzione del potassio con gli alimenti (come accade in caso di anoressia mentale o di diete carenti di vegetali).
Si riscontra inoltre in caso di:
tireotossicosi
avvelenamento da bario
assunzione di insulina per iniezioni
leucemia.
L’aumento del potassio si riscontra in seguito all’assunzione di preparati sostitutivi del comune sale da cucina, oppure può essere in relazione con una cura prolungata a base di penicillina.
Può anche essere conseguenza di una trasfusione di sangue o di una chemioterapia.
Si riscontra, inoltre, in caso di:
insufficienza renale acuta e cronica
pielonefrite
malattie caratterizzate da febbre e vomito
morbo di Addison
leucocitosi
trombocitosi.


CALCIO
Il calcio contenuto nel sangue rappresenta circa l’1 per cento della quantità totale di calcio presente nell’organismo. Il 99 per cento del calcio è distribuito nel tessuto osseo.
VALORI NORMALI: 8,50-10,50 milligrammi per decilitro di sangue.
La diminuzione del calcio rispetto ai valori normali può essere diretta conseguenza dell’assunzione medicine anticonvulsivanti (barbiturici, idantoinici).
Può inoltre essere il segnale di:
ipoparatiroidismo
rachitismo
osteomalacia
pancreatite
cirrosi epatica
insufficienza renale cronica
carenza di magnesio
tumore della prostata.
L’aumento del calcio rispetto ai valori normali si riscontra in caso di:
iperparatiroidismo
tumori ossei
immobilizzazione prolungata
intossicazioni da vitamina D
ipertiroidismo
morbo di Paget.

FOSFORO INORGANICO
Il fosforo è contenuto per l’80 per cento nelle ossa e per la restante quantità nei muscoli e nei liquidi organici. Per motivi ignoti, il suo aumento nel sangue determina automaticamente una riduzione del calcio.
VALORI NORMALI: 2,50-4,80 milligrammi per decilitro di sangue.
La diminuzione del fosforo rispetto ai valori normali può essere dovuta a:
eccessiva presenza di insulina nell’organismo
carenza di vitamina D
rachitismo
morbo di Wilson
galattosemia
malassorbimento intestinale
assunzione prolungata di idrossido di alluminio.
L’aumento del fosforo si riscontra invece in molti altri casi, per esempio:
ipoparatiroidismo
eccessiva introduzione di vitamina D
insufficienza renale cronica
morbo di Addison
ipertiroidismo
carenza di magnesio
morbo di Paget
ustioni serie.


VELOCITA’ DI ERITROSEDIMENTAZIONE (VES)
Questo esame serve a indicare la velocità con cui i globuli rossi sedimentano, cioè si depositano nel fondo della provetta dividendosi dal sangue in cui sono sospesi.
La misurazione della Ves costituisce un indice per valutare la presenza di infezioni o tumori. Il risultato che si ottiene deve comunque essere interpretato alla luce del particolare contesto clinico, ossia in base al singolo caso.
VALORI NORMALI: 0-10 millimetri all’ora (maschio); 15 millimetri all'ora (femmine).
La diminuzione della Ves rispetto ai valori normali si riscontra in caso di:
shock anafilattico
anemia seria
cachessia
serie alterazioni a carico del fegato
assunzione eccessiva di farmaci anticoagulanti.
L’aumento della velocità di eritrosedimentazione può essere la spia di tutta una serie di malattie, banali oppure severe. Nella valutazione è molto importante tenere conto anche del grado di aumento rispetto ai valori normali.
Valori superiori ai 90-100 millimetri all’ora possono essere il segnale di:
leucemia
linfomi
tumore della mammella
tumore del polmone
lupus eritematoso
endocardite (infezione del cuore)
encefalite
polmonite
artrite
pielonefrite
ascessi.
Valori superiori, compresi tra i 50 e i 90 millimetri all’ora, possono essere il segnale di:
tumore (soprattutto del fegato)
linfoma
febbre reumatica
artrite reumatoide
tubercolosi
epatite virale
mononucleosi infettiva
morbo di Crolin.
Valori superiori, compresi tra i 20 e 50 millimetri all’ora si riscontrano nei casi di:
anemia
artrosi
gotta
colecistite
malaria
pertosse
toxoplasmosi
citomegalovirus
cirrosi
colite ulcerosa.


TITOLO ANTISTREPTOLISINICO 
(TAS OPPURE ASLO)Il titolo antistreptolisinico, noto sotto il nome di Tas, consiste nel dosaggio dell’antistreptolisina, un anticorpo che si forma nel sangue quando l’organismo viene aggredito dallo streptococco beta emolitico del gruppo A.
In pratica, la produzione di antistreptolisina costituisce la risposta immunitaria allo streptococco beta emolitico di gruppo A, responsabile di una serie di infezioni tra cui le comuni tonsilliti.
Un titolo elevato non è automaticamente indice di infezione in atto o recente: può essere considerato tale solo se risulta ancora alto in un secondo esame ripetuto 2-3 settimane dopo il primo.
Contrariamente a quanto in genere si crede, titoli alti non segnalano la malattia reumatica, però dimostrano che il rischio di contrarla è alto.
Le cure a base di penicillina, che devono essere effettuate in caso di infezione da streptococco, non portano a una normalizzazione del titolo che, una volta innalzatosi, rimane elevato per sempre.
VALORI NORMALI: minore di 200.
Un aumento compreso tra 500 e 5000 si riscontra in caso di:
febbre reumatica
alterazioni del rene dovute a un’infezione da streptococco.
Un aumento modesto, ossia compreso tra 200 e 500 si riscontra in caso di:
scarlattina
tonsilliti da streptococco
faringiti da streptococco
eritema nodoso
piodermiti.

HBSAG
E’ l’esame con cui si ricerca il virus dell’epatite B. In genere, il virus si trova nel sangue per i 2-5 mesi successivi all’infezione, dopodiché scompare.
Se persiste per oltre 6 mesi dalla comparsa dell’epatite, segnala lo stato di portatore cronico di epatite B (la persona può trasmettere la malattia senza essere ammalata).
VALORE NORMALE: negativo
Se il risultato è positivo significa che il virus è presente nel sangue.

HCV AB
E’ l’esame attraverso cui si ricerca il virus responsabile dell’epatite C.
VALORE NORMALE: negativo.
Un risultato positivo segnala che il virus è presente nell’organismo. Indica che l’epatite di tipo C è stata contratta in epoca precedente; oppure è in atto. In quest’ultimo caso, le transaminasi risultano aumentate.

HAV IGG-IGM
E’ l’esame attraverso cui si ricercano nel sangue gli anticorpi, detti IgM e IgG, contro il virus responsabile dell’epatite A.
VALORE NORMALE: negativo.
Se l'IgG è positivo significa che l’organismo è venuto semplicemente a contatto con il virus dell’epatite A.
Se le IgM sono positive vuol dire che l’epatite di tipo A è in atto